Sino a non molto tempo fa, i giovani che si laureavano con il 110 e lode, avevano la certezza di emergere nel campo lavorativo, il così detto “lui farà carriera“, rispetto ad altri che hanno concluso il loro cammino universitario con un punteggio inferiore.
Questa è una piccola premessa per introdurvi un dato di fatto che si sta verificando nella nostra società. Ultimamente, alcuni giornali, hanno aperto un dibattito sulla validità del 110 e lode; hanno incentrato l’argomento su due domande fondamentali: meglio laurearsi con il massimo punteggio o concludere gli studi universitari entro il tempo previsto?
In molti forum universitari sostengono che per lavorare è meglio un 90 di un 110 e lode, e addirittura che avere un curriculum con tutti 3o sia controproducente. Il motivo sarebbe il fatto che le aziende diffidano del “primo della classe”, perchè uno studente troppo incentrato sullo studio potrebbe non sapersela cavare di fronte ai problemi reali.
Ovvio però che non tutti la pensano così. C’è chi afferma che il voto non è più una garanzia, i buoni risultati da soli non bastano, anche i più
bravi devono dimostrare di essere affidabili e concreti.
L’associazione dei direttori risorse umana afferma che la laurea con il massimo punteggio non è più un pass sicuro verso l’occupazione, anche perchè il voto incide poco o niente sulla busta paga del neodottore, quindi per le imprese conta di più aver concluso in tempo il corso di studi.
Un motivo per la svalutazione della laurea è dato anche dall’inflazione, il 2002 è stato un anno record, la lode fu assegnata al 21% dei neodottori. Questo dato però, per i selettori del campo lavorativo aumenta la distanza tra università e lavoro. La prima punta tutto sulla preparazione, la seconda invece, preferisce avere figure già formate da poter intraprendere il cammino lavorativo. Affermano che i giovani sono poco autonomi e non sanno in che modo ci si rapporti con le gerarchie aziendali.
Un altro dato di fatto è che la lode ha un peso diverso a seconda della focoltà e dell’ateneo che si è scelto. Per chi si laurea in economia e in ingegneria è ancora un bel biglietto da visita, non si può dire lo stesso per uno dei “troppi” dotori in scienze della comunicazione o filosofia. Tutti i selezionatori, comunque indicano due punti chiave per un ottimo curriculum: lingue e flessibilità. Ovvio che per chi va oltre l’inglese ed è disposto a fare esperienze all’estero si aprono le porte delle multinazionali.
Per concludere, dico che la non validità del 110 e lode non è una teoria di tutti. Intanto è utile per la carriera universitaria e per i concorsi pubblici, dove il 110 e la lode fanno punteggio. La holding delle carte di credito CartaSi, attraverso il ContoOk Laurea, riserva ai laureati eccellenti un premio da investire in corsi di specializzazione. Infine, è indispensabile per far pratica in alcuni studi professionali, dove scelgono ed esaminano solo curriculi con 110 e lode.
Adesso lascio a voi la parola, potete esprimere il vostro pensiero sulla validità del 110 e lode o potete anche raccontare un particolare o un avvenimento che vi è accaduto, magari cercando lavoro.
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quindi con un 95 e il pòpòpòpòpòpòpò gridato a fine discussione (mi son laureata l’11 luglio e l’italia vinceva solo 2 giorni prima) dovrei trovarmi già sistemata vero?:) io credo che non conta solo il voto ma le capacità..e più ancora le conoscenze..credo che chi ha soldi di base può permettersi master etc e la tranquillità di stare a casa a sgobbare e studiare per concorsi in magistratura notaio etc..credo che varia anche dalle lauree..da dove l’hai presa..perchè è tutto troppo relativo…Mio padre insegnava a una scuola odontotecnica qui a napoli…….e non voglio peccare di presunzione ma il mio 36/60 by Liceo Classico non è da meno di un loro 60/60…ma…va bè chiudo prima di diventare logorroica:):)